IL termine social network nasce negli studi sociologici ed antropologici e sta ad indicare un gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali. Dopo il 2000 questa parola assume una fisionomia nuova all’interno della comunicazione on-line: un’insieme di relazioni di un determinato avatar con altri, con i quali istaura vari tipi di rapporti  che possono essere di amicizia, di condivisione di una passione o di un hobby, di professione. Così i portali di social networking si caratterizzano come un isieme di avatar che mantengono tra di loro rapporti sociali, con la possibilità di decidere quali e per quanto tempo “amicizie” avere. Questa è la configurazione grafica che avrebbe una social networking con i relativi nomi degli appartenenti alla rete.

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 Da circa il 2003 i fenomeni delle social networking si sono sviluppati ed espansi a macchia d’olio, essenso riconosciute come una reale possibilità di interazione anche tra persone che vivono a molti chilometri di distanza. I principali fenomeni di social networking sono MySpace e Facebook, ma altri si sono affiancati a questi anche se rimangono minori per la differenza di utilizzatori.

percentuali di membership

Verso il 2005 l’interesse suscitato dai social networking ha iniziato ad attirare anche i grandi gruppi finanziari che hanno visto le potenzialità di un mercato già agglomerato e pronto per essere usato. MySpace fa parte della scuderia News Corp di Rupert Murdoch, Google si è posto come obbiettivo quello di standardizzare e semplificare lo sviluppo di servizi in gradi di generare nuovi flussi pubblicitarie sulle pagine dei portali di socializzazione, Microsoft ha investito 240 milione nell’acquisizione del 1,6 di Facebook, inclusa l’esclusive dell’advertising  sui siti internazionali dello stesso portale. Ma come mai così importanti capitali sono stati investiti nei social networking on-line? la risposta è nelle modalità di accesso e fruizione ad uno di questi portali. Per entrare nella rete di “socializzazione” è indispensabile fornire diversi dati personali tra cui la mail, gli hobby e le passioni. In queste modalità i gruppi finanziari hanno intravisto la possibilità di creare un marketing mirato che si avvalesse delle informazioni sugli utenti per indirizzare messaggi pubblicitarì mirati. E più le informazioni sono dettagliate, più l’utente diventa interessante per i pubblicitari: i gruppi di persone che ruotano attorno a un profilo diventano infatti una vera e propria miniera d’oro per il cosiddetto marketing virale, una specie di evoluzione digitale del passaparola che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. Ma il marketing virale non sempre paga, come ha imparato a sue spese il 23enne patron del sito Facebook, che dopo aver introdotto come innovazione la piattaforma pubblicitaria Beacon, si è visto accusato di violazione della privacy, dopo che si era scoperta che il sistema poteva tracciare le abitudini degli utenti anche con la funzionalità disabilitata. Il caso di Facebook ha evidenziato la difficoltà di gestione delle informazioni degli utenti e l’uso che se ne può fare. questo è ancora un problema che non ha trovato una soluzione definita ma si sta cercando di percorrere diverse strade, come quella di una carta dei diritti sul social networking.



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