Video realizzato durante l’ultima sera dell’evento Beuys alla 52 Biennale di Venezia, organizzato dalla baronessa Lucrezia De Domizio Durini, chi fosse interessato al video integrale può contattarmi, lasciando un commento con l’email.
Questa è l’introduzione del DVD
Questa la copertina

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Chi è (adesso) Joseph Beuys?
Per le notizie biografiche di Beuys si rimanda ad un qualsiasi manuale d’arte o anche alle enciclopedie on-line come wikipedia (meglio wikiartpedia). Infatti in questa pagina non si vuole ricordare il fondamentale apporto che Beuys ha dato a tutta l’arte del secondo dopoguerra, ma si vuole mettere in risalto come dopo la sua morte si siano propagate le sue idee, in che modo si riesce a mantenere vivo l’interesse su un grande artista, in una momento in cui l’arte non ha piu’ presa sulla massa, fenomeno espresso da: “io non lo capisco” o “Sarei capace anch’io”. Quando arriva in Italia Beuys conosce la baronessa Lucrezia Domizio Durini e subito si istaura un rapporto di amicizia tenuto insieme da un orrizonte d’intenti simili. Beuys muore nel 1986 a Dusseldorf in Germania.
come portare avanti le idee di un’artista, come quelle di Beuys, che non è piu’ presente? Come mantenere viva la Memoria?
Dopo la sua morte l’opera di Beuys è stata portata avanti con grande fatica e fiducia, dalla baronessa Lucrezia Domizio Durini, che ha vissuto con l’artista negli ultimi suoi anni. La baronessa è un personaggio che si muoveva nel sistema dell’arte già prima di conoscere l’artista tedesco, ma è grazie all’incontro con quest’ultimo che la sua vita compie una svolta decisiva. Trova nelle idee di Beuys il rispecchiamento che non era riuscita a trovare seguendo le piu’ importanti correnti artistiche da Buri a Fontana, a Kounellis. Il punto di incontro avviene grazie ad un’idea,di cui era portatore Beuys, di un ecologia che da spirituale diventa viva e attiva attraverso delle vere e proprie azioni sul territorio (Beuys fu fondatore del partito dei verdi in Germania). Così Lucrezia Domizio Durini diventa autrice di 26 libri sul pensiero beuysiano. Veniamo ai tempi recenti. Durante la 52° edizione della biennale di Venezia del 2007 Lucrezia Domizio Durini, organizza 100 giorni di conferenza permanente per mantenere vivi i temi dell’arte di Beuys. Quella di Venezia è stata una summa di tutte le attvità che la baronessa ha portato avanti dalla fine degli anni 80 e per tutti i 90.
Ma questo è l’unico modo per portare avanti le idee di uno dei piu’ grandi artisti del secondo dopoguerra? Si obbietterà che su internet si trovano diversi documenti sia dell’artista tedesco sia delle sue opere. Ma questo è un vero mantenere vivo o è un decretare la definitiva morte?
C’è vero spazio per idee di uomini illuminati? O solo grazie a altri uomini che hanno la disponibilità sociale ed economica queste idee, mi riferisco al pensiero di Beuys, posso continuare a essere confrontate con la modernità?
iniziare a parlarne è un inizio….
A breve su questo blog ci saranno degli spezzoni della serata di chiusura dell’evento Beuys della 52° biennale di Venezia. COMING SOON.
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Social Networking- e la privacy?
IL termine social network nasce negli studi sociologici ed antropologici e sta ad indicare un gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali. Dopo il 2000 questa parola assume una fisionomia nuova all’interno della comunicazione on-line: un’insieme di relazioni di un determinato avatar con altri, con i quali istaura vari tipi di rapporti che possono essere di amicizia, di condivisione di una passione o di un hobby, di professione. Così i portali di social networking si caratterizzano come un isieme di avatar che mantengono tra di loro rapporti sociali, con la possibilità di decidere quali e per quanto tempo “amicizie” avere. Questa è la configurazione grafica che avrebbe una social networking con i relativi nomi degli appartenenti alla rete.

Da circa il 2003 i fenomeni delle social networking si sono sviluppati ed espansi a macchia d’olio, essenso riconosciute come una reale possibilità di interazione anche tra persone che vivono a molti chilometri di distanza. I principali fenomeni di social networking sono MySpace e Facebook, ma altri si sono affiancati a questi anche se rimangono minori per la differenza di utilizzatori.
Verso il 2005 l’interesse suscitato dai social networking ha iniziato ad attirare anche i grandi gruppi finanziari che hanno visto le potenzialità di un mercato già agglomerato e pronto per essere usato. MySpace fa parte della scuderia News Corp di Rupert Murdoch, Google si è posto come obbiettivo quello di standardizzare e semplificare lo sviluppo di servizi in gradi di generare nuovi flussi pubblicitarie sulle pagine dei portali di socializzazione, Microsoft ha investito 240 milione nell’acquisizione del 1,6 di Facebook, inclusa l’esclusive dell’advertising sui siti internazionali dello stesso portale. Ma come mai così importanti capitali sono stati investiti nei social networking on-line? la risposta è nelle modalità di accesso e fruizione ad uno di questi portali. Per entrare nella rete di “socializzazione” è indispensabile fornire diversi dati personali tra cui la mail, gli hobby e le passioni. In queste modalità i gruppi finanziari hanno intravisto la possibilità di creare un marketing mirato che si avvalesse delle informazioni sugli utenti per indirizzare messaggi pubblicitarì mirati. E più le informazioni sono dettagliate, più l’utente diventa interessante per i pubblicitari: i gruppi di persone che ruotano attorno a un profilo diventano infatti una vera e propria miniera d’oro per il cosiddetto marketing virale, una specie di evoluzione digitale del passaparola che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. Ma il marketing virale non sempre paga, come ha imparato a sue spese il 23enne patron del sito Facebook, che dopo aver introdotto come innovazione la piattaforma pubblicitaria Beacon, si è visto accusato di violazione della privacy, dopo che si era scoperta che il sistema poteva tracciare le abitudini degli utenti anche con la funzionalità disabilitata. Il caso di Facebook ha evidenziato la difficoltà di gestione delle informazioni degli utenti e l’uso che se ne può fare. questo è ancora un problema che non ha trovato una soluzione definita ma si sta cercando di percorrere diverse strade, come quella di una carta dei diritti sul social networking.
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